Cinema

UN ELOGIO MAL RIUSCITO

Se l’eterna lotta tra il bene e il male è da sempre tra le tematiche favorite della letteratura, del cinema e delle arti in genere, in Parnassus (di Terry Gilliam, 2009) lo scontro assume dei toni confusi e decisamente non definibili. La tematica proposta è molto affascinante: fino a che punto il bene può essere realmente bene e il male può essere male?  Esiste una barriera invalicabile tra queste due sfere etiche oppure ci sono casi nella vita in cui non è nettamente distinguibile ciò che è giusto da ciò che è sbagliato? Tuttavia, queste speculazioni filosofiche spettano allo spettatore colto, che tende a prendere l’opera d’arte (intesa come piece of art, non come capolavoro in questo caso) come spunto di riflessione per le grandi questioni della vita. Lo spettatore medio, invece, abituato a Pirati dei caraibi o Natale in India, cosa potrebbe mai aspettarsi da Parnassus?

Probabilmente effetti speciali strabilianti, qualche spunto di comicità, forse un briciolo di erotismo, quel tanto che basta per rendere il tutto più saporito, un cattivo da odiare e un buono da amare, ma prima di tutto si aspetta una trama intrigante.

Purtroppo la maggior parte delle persone non è in grado di capire che fare film è fare arte, quindi la trama, in una pellicola, è assolutamente inevitabile. Giudicare un film dalla trama è come giudicare un quadro dalla tela, o una scultura dal materiale. Questo potrebbe costituire dunque materia per un giudizio favorevole verso Parnassus. Invece è in realtà solo un invito a soppesare le parole quando si parla di film e a valutare di questo tutti gli aspetti che lo compongono.

Parnassus delude lo spettatore medio tanto quanto delude il colto. Oltre ad essere noioso, pieno di tempi morti o mal soppesati, confuso e senza scheletro narrativo, il film non cura neanche l’estetica. I colori stupendi che potevano assumere le inquadrature, magari attraverso dei tagli fotografici particolari, si limitano a seguire un montaggio di genere. Data la morte prematura di Heath Ledger, la conseguente sostituzione da parte di due attori, Jude Law e Colin Farrell, e di un artista della recitazione come Johnny Depp, poteva portare alla produzione di un elogio all’attore scomparso, che doveva però senza dubbio partire dal montaggio e dalla qualità delle riprese. Il film avrebbe forse preso dei toni maggiormente onirici, magari la trama sarebbe stata ancora più confusa, ma almeno sarebbe stato esteticamente bello.

Qualche battuta di spirito in più non avrebbe fatto male nemmeno alla sceneggiatura.

Unica nota positiva nel film è Valentina, impersonata da Lily Cole, modella inglese che non riesce male nemmeno come attrice, ma soprattutto è indicibilmente bella.

 Giulia Canella